
Il volto del sindaco Guarente non manifestava una espressione serena quando la mattina del 10 marzo ha trovato la gente delle contrade che manifestava davanti al Palazzo di Città. Qualcosa se l’aspettava; poiché è intelligente, il suo intuito lo ha portato a preoccuparsi non soltanto perché la manifestazione era riuscita, ma soprattutto dovendo prendere atto che in piazza c’erano anche diversi consiglieri comunali e qualcuno persino della sua maggioranza, e non mancava l’ex sindaco Vito Santarsiero che non è proprio l’ultimo arrivato nel quadro politico lucano. Fra un anno arrivano le elezioni ed è normale che coloro che aspirano ad essere rieletti si diano da fare. Chi sceglierà il terreno di gioco e chi detterà le regole? È questo che preoccupa Mario Guarente e avrebbe tutte le ragioni per mordersi le mani.
Dopo due mesi che era stato eletto sindaco fu invitato all’assemblea dei residenti di Ariasilvana; si visse una serata in allegria dove si incontrarono la politica e la convivialità anche grazie al ricco buffet allestito senza oneri per l’amministrazione e per gli amministratori. In quella occasione l’Associazione Ariasilvana offrì una leale collaborazione; oltre tutto Guarente, insieme agli altri quattro aspiranti alla carica di sindaco, aveva sottoscritto la Carta delle Contrade, purtroppo da tutti cestinata con l’inchiostro della firma ancora fresco. Fu sottoposta all’attenzione dell’Amministrazione una idea progettuale che prevedeva lo sviluppo integrale della Vallata di Riofreddo valorizzando l’agricoltura sociale, le attività turistiche e di tempo libero, realizzando centri di aggregazione soprattutto intervenendo nella difesa idrogeologica la cui precarietà provoca continui cedimenti stradali, un modello esportabile e generalizzabile in tutte le zone rurali di Potenza. È vero che subito dopo è arrivata la pandemia, però non si giustifica la latitanza dell’amministrazione, perché insieme al covid sono arrivati i finanziamenti che nessuno si sarebbe sognato; tanto per cambiare al Comune, scoprendosi impreparati e privi di idee progettuali, si è balbettato annaspando su qualche copia e incolla e si è finiti col raccattare quanto di più strampalato e avariato passava sotto il naso.
Nella sua prima uscita pubblica a cui si è accennato, il sindaco si era impegnato a incontrare i rappresentanti delle contrade ogni mese, probabilmente si riferiva all’anno solare di Urano perché non si è più visto, o per essere precisi lo abbiamo incontrato l’anno scorso il giorno del pesce di aprile quando ha affermato solennemente il varo della consulta delle aree rurali mai realizzata, lo perdoniamo, anche il primo aprile ogni scherzo vale. Se in questi quattro anni Guarente, tranquillizzato dal letargo dell’opposizione, invece di rincorrere le fibrillazioni della sua maggioranza, avesse accettato il patto di collaborazione che gli offrivano le contrade e avesse lavorato insieme a loro, oggi avrebbe potuto guardare alla scadenza elettorale più fiducioso e con più ottimismo. Peccato per lui: chi è causa dei suoi mali pianga se stesso.
Il 10 marzo, come era suo dovere, il sindaco, obtorto collo, ha ricevuto una delegazione dei manifestanti e ha assunto qualche impegno almeno per le questioni più immediate quali i rattoppi alla viabilità. Sui possibili sviluppi della manifestazione non soltanto Guarente, anche buona parte dei politici vorrebbero sentirsi rassicurati: si sono sfogati, possiamo riprendere le nostre pratiche quotidiane. Forse non hanno tutti i torti: i movimenti, le manifestazioni, le proteste sono altalenanti, qualcosa la sedimentano però molta energia si perde per strada. Però, chi conosce la politica come Vito Santarsiero si è reso conto delle potenzialità espresse il 10 marzo e ha la consapevolezza che più di qualcosa potrebbe cambiare. Se, come speriamo, la giornata di mobilitazione darà i suoi frutti, nella prossima campagna elettorale si suonerà un’altra musica. L’Associazione Ariasilvana ha promesso che dopo Pasqua ritornerà in piazza; ci hanno preso gusto e si faranno ancora vivi prima dell’estate e agli inizi dell’autunno.
I politici presenti in piazza sono stati accolti bene, quanto meno l’antipolitica e la demagogia sono state messe alla porta. Sarà impegnativo costruire un dialogo con tutte le forze politiche, almeno con quelle che ci stanno. Gli interessati sono avvisati: i giochi di prestigio e le promesse campate in aria hanno fatto il loro tempo e i bugiardi si ritroveranno con il naso di Pinocchio. È ancora una tenue speranza: il 10 marzo potrà cambiare il modo di far politica a Potenza. Alla prossima manifestazione non vogliamo incontrare soltanto i politici, sempre ospiti graditi perché la politica è necessaria e indispensabile; saranno invitati i sindacati, le organizzazioni agricole e le associazioni, anche loro avranno qualcosa da apprendere. Il cammino è lungo, impervio, faticoso e in salita; le cose facili le lasciamo agli stupidi: le loro sono strade che non portano da nessuna parte.
Pubblicato su Controsenso del 18 marzo 2023